Il concetto di Energia Vitale nasce dalle medicine tradizionali antiche, Medicina Tradizionale Cinese e dalla medicina complementare contemporanea. È attualmente oggetto di studio da alcuni dei rami più avanzati della ricerca scientifica. La fisica quantistica ha dato recentemente un validissimo supporto scientifico, riuscendo a spiegare i Chakra con la teoria dell'energia in vibrazione. Ciò che era considerata essere solo materia solida, composta di atomi visti come solide "palle da biliardo" è secondo tale teoria scientifica, sono spazio vuoto al 99,9 per cento, ma riempito di energia vibrazionale.
Tale teoria fisica ha permesso di considerare il sistema fisiologico non visibile dell'uomo, già sviluppato dall'antichissima cultura induista, che aveva costituito una vera e propria mappa di un sistema psico/fisiologico dell'essere umano. Ovviamente la scienza ufficiale, influenzata ancora da una concezione solo chimica e meccanicistica della vita, ha sempre disconosciuto la validità della teoria dei Chakra.
Secondo la medicina ayurvedica, invece, questi centri sono responsabili del progetto globale e della qualità della nostra vita e possono indicarci le zone in cui le nostre funzioni vitali potrebbero essere non bilanciate. Ad esempio, le ghiandole surrenali, che sono in corrispondenza del plesso solare, producono anche ormoni utili nei processi digestivi e sono facilitate dal funzionamento del Chakra Manipura, situato proprio all'altezza del plesso solare.
Un altro esempio è la stretta relazione della ghiandola pineale, che produce una sostanza neuro/chimica di natura allucinogena, simile a quelle usate nei riti sciamanici per raggiungere stati di coscienza alterata o di chiarovegenza, corrispondente al Chakra Ajna, che coincide appunto con le caratteristiche del Terzo Occhio, la cui funzione principale è appunto la chiaroveggenza.
L'interpretazione energetica della medicina cinese tradizionale, anche se antica, si allinea con le osservazioni recenti e le scoperte che vengono dallo studio dei sistemi viventi. L'energia e la materia sono una parte reale del concetto di Qi, poiché Qi pervade sia i mondi organici sia inorganici. Il Qi consiste in un flusso elettromagnetico (E.M.) a bassa frequenza concepito come vettore ed organizzato come veri e propri messaggi che viaggiano lungo un sistema di network quali i meridiani, informano simultaneamente ogni parte del corpo.
Gli agopunti ed i meridiani sono attraversati continuamente da Qi, possono essere considerati come indicatori indiretti di tale energia. La risonanza può quindi servire da modello per l'interpretazione sia dei sistemi complessi delle discipline olistiche, quali la Medicina Tradizionale Cinese, l'omeopatia, la Fitoterapia e tutti i rimedi di tipo vibrazionale che trasportano l'informazione.
La Caduta del Muro di Berlino (1989) è l'evento-icona di fine millennio, con le sue trasformazioni epocali che hanno determinato la fine di certezze consolidate. Il modello epistemologico che da circa 300 anni sostiene le scienze bio/mediche è incapace di cogliere la complessità della Natura. Accade frequentemente che alcune idee scientifiche siano rimpiazzate da nuove, e che queste a loro volta sono sostituite da altre. Per le persone non direttamente coinvolte nelle "fucine" della scienza, questi accadimenti generano confusione , la scienza non è infallibile, perché la sua finalità non è produrre certezze, bensì ridurre le incertezze. Per raggiungere quest'obiettivo, si adotta il cosiddetto metodo scientifico.
L'epistemologia (dal greco epistéme = scienza e logos = discorso) o, più comunemente, filosofia della scienza, ha per oggetto di studio discutere la validità, il significato dell'osservazione e dell'esperimento e le modalità con le quali interpretarli. L'epistemologia ha avuto un notevole sviluppo nel Novecento, dopo la crisi del meccanicismo positivistico determinata dalle scoperte della fisica (come la Teoria della Relatività d'Einstein). S i torna a parlare di questioni che si pensavano definitivamente superate dal progresso tecnologico: ad esempio, il grande tema dell'“Energia Vitale”. Tema d'estremo interesse poiché sintetizza il diverso atteggiamento della Medicina Accademica o Biomedicina (BM) alle Medicine Non Convenzionali (MNC).
A dispetto dei progressi compiuti, infatti, la Biomedicina tutt'oggi non è in grado di spiegare cosa distingue un essere animato da uno inanimato, né il tipo di rapporti che eventualmente li lega. Al contrario, le antiche concezioni vitalistiche miravano a valorizzare proprio le peculiarità dei singoli esseri e le intime relazioni tra di loro e il Cosmo: l'infinitamente grande e l'infinitamente piccolo erano indissolubilmente uniti poiché, secondo queste teorie, il Progetto Creativo non prevedeva soluzioni di continuità. L'intera creazione esiste in te, e tutto quello che è in tè esiste anche nella creazione. Non esistono confini fra te e un oggetto che è accanto a te, proprio come non esiste distanza fra te e oggetti molto lontani. Tutte le cose, le più piccole come le più grandi, sono presenti in te e uguali a te. Un unico atomo contiene tutti gli elementi della terra. Un solo movimento dello spirito comprende tutte le leggi della vita. In un'unica goccia d'acqua si cela il segreto dell'oceano infinito. Un'unica tua manifestazione rivela tutte le manifestazioni della vita.
Da tempo la Biomedicina si va interrogando sui propri limiti concettuali e metodologici e sul gap che le impedisce una comprensione più globale della realtà. È in questo contesto che si inserisce l'operazione culturale delle medicine non convenzionali, che si ispirano ampiamente alle teorie vitalistiche. Molti disturbi emotivi, psichici e fisici possono trovare una risposta partendo da come l'energia fluisce nel nostro corpo. Il sistema dei Chakra d'antica origine indù oggi è avvalorato anche dalle moderne teorie quantistiche. La medicina ayurvedica, considera l'uomo un sistema olistico, dove l'energia vitale di ognuno se fluisce liberamente consente il benessere e la salute. I Flussi d'energia, incrociandosi, creano dei veri e propri centri energetici, chiamati da circa tremila anni Chakra. La parola, deriva dal sanscrito (antichissima lingua dell'India, paragonabile al nostro latino) e significa ruota, proprio per il continuo ruotare di questi centri d'energia vitale, che, agendo come valvole collegate e auto/aprenti, incanalano nel corpo anche fisico la relativa corrente elettrica.
Ciascun Chakra è direttamente associato ad un organo specifico del corpo fisico o una ghiandola endocrina. Il numero totale dei centri energetici è altissimo, antichi testi indù ne distinguono più di diecimila, quelli più comunemente conosciuti e riconosciuti importanti per noi occidentali sono i sette Chakra maggiori, situati lungo tutto l'asse centrale del corpo umano, che va dalla base della spina dorsale a poco oltre la testa.
I sette maggiori Chakra sono considerati dei veri e propri centri di regolazione e di snodo della considerata rarefatta energia vitale, che si ritiene abbia una diversa frequenza vibrazionale, paragonabile a quella che hanno i colori. Per tale motivo la diversa frequenza energetica dei Chakra, è rappresentata con i relativi colori dell'arcobaleno. Lo sforzo dell'attuale medicina naturale occidentale, è stato quello di studiare la corrispondenza tra le funzioni delle ghiandole endocrine e le funzioni attribuite dai maestri di Yoga ai Chakra.
Il loro patrimonio, infatti, si fonda non tanto su parametri logico/analitici rigidamente quantitativi e sull'asservimento della Natura ai ritmi produttivi, quanto su principi analogici e su leggi qualitative che mimano il comportamento della Natura stessa.
Il paradigma scientifico dominante si va modificando: da “molecolare” a “biofisico”. L'unità psiche/soma, disconosciuta della Bio Medicina, può finalmente ricomporsi, in virtù di una concezione “energetica” che si riallaccia alle antiche tradizioni vitalistiche. Si va verso un recupero del passato e un progresso autentico del sapere.
In tutto questo contesto non va dimenticato il contributo determinante di una serie di discipline “di frontiera” (PNEI cioè fisica quantistica, biocibernetica, scienza dei sistemi) il cui approccio metodologico, di tipo “sistemico”, sta finalmente aiutando a far luce su tanti aspetti enigmatici delle medicine non convenzionali.
Benché accomunate da un approccio olistico ed energetico, le medicine non convenzionali non costituiscono tuttavia un sistema omogeneo: esistono tra di loro differenze significative, la Medicina Tradizionale Cinese (MTC) e l'Ayurveda occupano sicuramente un posto di rilievo. Esse hanno saputo preservare e tramandare quasi integralmente il proprio “corpus doctrinae” , a differenza delle altre medicine tradizionali, ma soprattutto per il rigore e la coerenza interna dell'impianto energetico che la sorregge. Parlare tuttavia di “energia” è alquanto riduttivo. Il concetto di “energia vitale” è ben presente in Occidente fin dai tempi antichi ed è poi sopravissuto nel filone alchemico e omeopatico.
In Oriente invece lo ritroviamo come un elemento centrale, da sempre espresso dal termine “Qi” che rappresenta la parte immateriale d'ogni realtà celeste e terrestre, in rapporto inversamente proporzionale con la parte materiale. Ma non è la traduzione orientale del concetto di “energia vitale” come noi la intendiamo: il concetto occidentale di “energia vitale”, infatti, si adatta solo agli esseri viventi e a quella forza della natura che opera affinché tutte le cose concorrano alla sopravvivenza e al progresso del “creato”, mentre il “Qi” è un concetto che permea anche il mondo inanimato.
La medicina ayurvedica è la più antica che si conosce è nata in India oltre 5000 anni fa, si basa su una concezione dell'individuo come unità di corpo, mente e spirito. Il medico ayurveda non s'interessa tanto al sintomo quanto alle cause della malattia, riconducibili sempre ad una rottura dell'equilibrio fra i principi costituenti l'essere umano.Uno dei testi più antichi che questa disciplina, il Sushruta Samhita, recita: "La salute è quella condizione nella quale i principi fisiologici del corpo sono in equilibrio, la digestione è efficiente, i tessuti sono in condizione normale, le funzioni escretorie sono regolari e mente, sensi e spirito sono pienamente appagati" .
La salute fisica è legata al delicato equilibrio delle tre energie vitali, dette “dosha” : Vata, principio del movimento, Pitta, che presiede ai processi di trasformazione e Kapha, che è energia statica. Esse agiscono in sinergia per governare le funzioni fisiologiche del nostro organismo, che come tutto il resto dell'universo è costituito da cinque elementi fondamentali: etere, aria, fuoco, acqua e terra che collaborano e interagiscono fra loro, dando luogo alle varie realtà materiali e a noi stessi.
Il corpo umano non è una struttura statica, bensì un insieme di sette tipi di tessuti, dhatu, che si rinnovano continuamente. Alla base del ciclo vitale, c'è la digestione, detta agni, che non avviene solo nello stomaco, ma produce nutrimento per ogni tessuto del corpo. Il processo di trasformazione che coinvolge l'organismo produce delle scorie, chiamate mala: sudore, urina, feci sono le principali. Il medico ayurveda arriva ad una diagnosi considerando l'equilibrio o lo squilibrio dei dosha, dei dhatu e d'agni. Il paziente è considerato e seguito nella sua unicità e la cura si basa su una profonda conoscenza della sua costituzione psicofisica.
Per tentare di avvicinarsi a questa affascinante e misteriosa realtà, la scienza moderna ha intrapreso lo studio delle “relazioni tra le cose” , un atteggiamento da spettatore attento, che non giudica l'essenza delle cose ma cerca di studiarne gli effetti dinamici e prevederne i comportamenti. È così nata quella che ormai si chiama la “scienza della complessità” , che studia i rapporti dinamici tra i componenti di un sistema, adattandosi sia ai macrosistemi (individui in una società, continenti in un pianeta) che ai microsistemi (organi in un organismo, cellule in un organo, mediatori in una cellula, eccetera).
Questo approccio da alcuni anni è applicato anche alla medicina per analizzare per esempio l'attività cardiaca, quella nervosa o i comportamenti emotivi, in campo cardiologico, neurologico sperimentale, psicologico. Questo approccio si avvicina al modo di guardare alla realtà espresso dalla Medicina Tradizionale Cinese: osservare, collegare, valutare le reciproche influenze dinamiche in sistemi multicomponente, senza giudicare e senza comprimere la realtà osservata in ristrette caselle razionali.
La ricerca delle basi scientifiche su cui fondare un'ipotesi sul meccanismo d'azione dell'omeopatia ha condotto il discorso sul tema della complessità, entro cui è stata fondamentalmente inserita la spiegazione razionale della "legge di similitudine" e del possibile effetto di piccole e piccolissime dosi di composti naturali e d'estratti derivati da processi patologici.
È ben nota la posizione del filosofo della scienza Karl Popper, uno degli epistemologi moderni più noti ed accettati, secondo cui il metodo della scienza non consiste nella dimostrazione e affermazione di certezze, bensì nella continua invalidazione delle teorie precedenti, si tratta di "imparare sistematicamente dagli errori" , in primo luogo osando commetterli e cioè proponendo teorie nuove, anche ardite, che si cercherà di confutare con gli esperimenti.Un simile concetto era già stato espresso nel 1973 da Claude Bernard, che potrebbe essere definito il padre del metodo sperimentale in medicina: “Coloro che hanno condannato l'uso delle ipotesi e delle idee preconcette nel metodo sperimentale hanno commesso l'errore di scambiare l'ideazione dell'esperimento con l'accertamento dei risultati. E' giusto affermare che bisogna accertare i risultati dell'esperimento con la mente sgombra d'ipotesi e d'idee preconcette, ma non si deve assolutamente impedire di formulare delle ipotesi allorché si impianta un esperimento e si va alla ricerca di mezzi d'informazione.
Bisogna, invece, dar libero sfogo alla fantasia, l'idea è la fonte d'ogni ragionamento e d'ogni invenzione ad essa è dovuta ogni forma d'iniziativa. Non si deve soffocarla o scacciarla col pretesto che essa può nuocere: bisogna solo regolarla e darle un carattere decisivo della verità, e questo è cosa ben diversa. Anche se l'ipotesi non dovesse essere confermata e dovesse essere abbandonata, i fatti che essa ci ha aiutato a trovare resteranno acquisiti come materiale indistruttibile della scienza” .
La necessità di andare oltre la chimica e la biochimica, entrando quindi nell'ambito di un paradigma biofisico, per spiegare gli effetti delle altissime diluizioni omeopatiche, una volta accertata matematicamente l'assenza di molecole oltre la diluizione 24x o 12c, si deve pensare all'esistenza d'informazioni legate a fenomeni di natura fisica, quali vibrazioni di campi elettromagnetici o particolari strutture spaziali del solvente che in qualche modo riproducono “l'immagine" , o “l'informazione" , del soluto originario.
Dr. Elisabetta Roberta Rubertelli |